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La globalizzazione dei profumi. E della rosa!

Compro una rosa o più di una?

Un regalo spero gradito. La mia compagna probabilmente ne sarà felice e io orgoglioso che lei lo sia. Poi però ci penso. Non al gesto, quello resta un pegno di amore. Non al costo, decisamente ininfluente quando si desidera certificare un sentimento. E allora?! A cosa penso? Molto poco romanticamente a cosa c’è dietro: incredibile davvero!
I fiori che ho comprato arrivano dall’Olanda. No mi correggo… dalla Colombia. L’industria della floricoltura, in questo paese dell’America latina è cresciuta nell’ultimo decennio di oltre il 600%: rose, garofani, orchidee sono solo alcuni dei tantissimi esemplari che arrivano da “lontano”. E dire lontano è davvero poco.
La Colombia è, dopo l’Olanda, il secondo esportatore di fiori al mondo. E incredibilmente (ma non troppo) l’Olanda compra dalla Colombia e vende a noi. Nel giro di due giorni, dal campo dove le mie rose sono state coltivate, arrivano in regalo a Milano, attraversano oceano, stati, dogane, controlli, certificazioni e quanto altro e finiscono in un vaso dentro un’abitazione di Milano, Roma, Caltanissetta o “Rocca pipa di sotto”…  Tralascerei tutta la parte legata al clima, ai costi del personale, agli incentivi legati alla conversione da colture illegali a legali, ma mi concentrerei su “noi”.

Ma come è possibile che in un “sistema paese” come il nostro, fatto di straordinarie intelligenze, grandi santi, sognatori e navigatori non si riesca a fare “rete”? !. E per rete intendo anche quello strumento che oggi è alla portata di tutti ma che spesso usiamo poco o male. La rete che noi conosciamo è ancora in parte territorio inesplorato. Un mondo, il nostro, fatto di centinaia di migliaia di individualismi che difficilmente raggiungeranno lo scopo di una visibilità efficace e performante in termini di vendite.

L’Italia è un paese arretrato. Scusate non volevo essere offensivo. È arretrato perché quota parte significativa delle imprese che ne fanno parte, nel settore del verde, pensa di poter fare a meno di fare rete e della rete (intesa come web al servizio del cliente). L’improvvisazione è spesso l’unica arma.

Ma possibile che il pensiero non vada al consumatore finale? Possibile che non si guardi “oltre la siepe”? Perché dovrei comprare all’estero, visto che provo un profondo istinto “patriottico”, ho necessità che l’economia riparte e vorrei dare un futuro a chi verrà dopo di me?

Semplice. La Colombia ha pensato prima a come fare, poi si è spesa per farlo sapere, ha stretto rapporti mondiali con chi conta e poi… vende. Da dove è partita? Da un campo coltivato a papaveri da oppio. E noi chi siamo? Semplici consumatori?! Fate rete, usate la rete… e per una volta non pensate solo al vostro campo. Tenderà ad inaridirsi.

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