Fresh marketing

Globalizzazione non significa tutti uguali!

Fate un vestito su misura per i vostri clienti e potenziali clienti. Ne guadagnerete certamente, non fosse altro che in risparmio di energie.

“Urbi et orbi” è una locuzione latina che significa letteralmente “Alla città (di Roma) e al mondo” (letteralmente: all’Urbe e all’Orbe). Ora proviamo a pensare a quali studi profondi di marketing strategico e di comunicazione abbiamo fatto gli antichi romani. A qualcuno potrebbe scappare da ridere ma direi che sarebbe decisamente fuori luogo perché l’affermazione è oltremodo valida anche oggi.

È anche significativa per raccontare di un momento nel quale, città, etnie, culture, lingue e alla fine mondo inteso come globo, sono equiparate, sullo stesso (purtroppo difficile) livello. Il debito sovrano di Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia, ma anche forse meno citato, il mostruoso debito pubblico degli Stati Uniti (e con Trump non abbiamo al momento certezze che la situazione migliori). Flessione economica importante della Cina, forti turbolenze estremiste e dittatori che testano missili come se fossero caramelle, spionaggi informatici e intrusioni pilotate nelle reti di governi, enti, ospedali, organizzazioni… Infine si sommano le difficoltà (per non usare un termine ancor più tragico) dei cosiddetti paesi “in via di sviluppo” e di quelli che lo sviluppo non sanno neanche cosa sia.

E allora di quale globalizzazione parliamo?

Forse quella vera ed imprescindibile da qualunque aspetto economico, sociale, religiosa, razziale e culturale che è quella della comunicazione. Ma per favore, non globalizzata. Quando è così tende ad essere in molti casi appiattita e monocorde. Guardate ad esempio il fenomeno delle pubblicità televisive. Spot girati in Svezia, che poi con traduzioni spesso maldestre vengono passati in Germania e Italia con effetti a dir poco esilaranti. Scoiattoli che emettono terribili flatulenze a lanciare un messaggio certamente trasversale (…che ridere …mah) ma che di fatto anche se raggiungono lo scopo di far parlare non dicono nulla. Oppure improponibili produttori di biscotti che parlano con galline meccaniche di ricette della nonna, o ancora aziende che ripetono ormai da anni, che le loro promozioni durano fino a domenica e poi basta. Salvo tornare il lunedì con un nuovo termine… la domenica successiva. Forse è corretto così.

Non sono in grado di valutare appieno l’operato di fior fior di guru della comunicazione e del marketing e meno ancora non sono in grado di prevedere il futuro (magari!). Di certo però il messaggio è troppo massificato, generalista, privo di reali contenuti. Ma se è vero quanto scritto sino ad ora è altrettanto vero che vi è un detto che è necessario prendere in seria considerazione: chi si ferma è perduto. Ma aggiungerei un monito… attenzione a chi vi sta davanti. Nessuno di loro è stupido o facile preda, nessuno di loro ama farsi prendere in giro o almeno non in eterno. E allora cosa fare e cosa scegliere, a chi affidarsi e perché. Le prime due affermazioni sono quelle che devono guidare davvero le scelte successive: a chi affidarsi e perché. Senza una risposta sensata alle prime due domande la risultante sarà uno sperpero inutile di danaro e da “licenziamento in tronco”.

In periodi come questo, investire bene delimita lo spartiacque tra chi poi potrà tirare un sospiro di sollievo, e chi invece resterà in apnea ancora a lungo, se non peggio.

Per questa ragione è imprescindibile diversificare, rivedere, inventare, trasformare, rendere migliore, più efficace. La comunicazione commerciale non può quindi essere globalizzata ma necessita di un’attenzione alle stratificazioni che rasenta la paranoia della perfezione. Perché anche l’ormai consolidato canale dei cosiddetti social, alla fine se ben ci pensiamo, social nel senso ampio del termine non sono. Si riferiscono infatti a nicchie assolutamente omogenee (salvo rari casi) magari anche enormi, ma di utenti che condividono lo stesso tema, passione, desiderio di partecipare ed esserci ma in quell’ambito specifico.

Presidiare ogni singola piega del web è una cattiva strategia, fatto salvo (caso decisamente raro) che si intenda investire in “ogni dove” e solo ed esclusivamente affidandosi a personale dedicato, capace e sempre aggiornato. Ma siamo sicuri che ne valga la pena? In azienda sarebbe bello poterlo fare. Ma quale azienda oggi si può permettere di far sì che i propri dipendenti siano costantemente informati e “al passo con i tempi” vista la velocità con la quale “viaggia” la rete in generale?! E allora è meglio che i passi siano misurati, che gli strumenti, perfettamente pertinenti al linguaggio di chi ne usufruisce, che gli investimenti siano misurabili e che non si tralasci mai il coinvolgimento diretto di coloro che vi seguono.

Ricordate il fenomeno “gattini” sui social?

Hanno fatto milioni di like, condivisioni, commenti. Hanno intenerito, fatto parlare, aumentato il numero di fan, fatto girare Instagram e Pinterest a mille. Bravi …chissà quanto avete guadagnato! E allora basta seguire le mode e non globalizzate il tutto solo perché tutti lo fanno. Fatevi un vestito su misura, anzi fatelo su misura per i vostri clienti e potenziali clienti e i gatti, teneteli a casa. Ne guadagnerete certamente, non fosse altro che in risparmio di energie non canalizzate ad ottenere risultati.

Luca Pelliciari

Luca Pelliciari

Dopo quasi 20 anni di vendita a vari livelli e mansioni, ho scoperto che tutto si basa sulla teoria. Nessuna teoria può però essere efficace senza la prova pratica. Ecco quindi che ora sperimento la teoria applicandola ogni giorno e traducendola in pratica. Un esercizio faticoso, particolarmente impervio ma ricco di scoperte quotidiane. Non tutto quello che appare è scienza e in comunicazione la scienza è spesso sperimentazione.

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